In sostanza io penso che la felicità sia come l’acqua calda.
Quando d’inverno hai freddo, molto freddo, un freddo che ti entra nelle ossa e che ti paralizza, non si può infilarsi sotto la doccia bollente così.
Sebbene il caldo sia la cosa che in quel momento si desidera di più, la temperatura troppo alta dell’acqua ci farà male, ci creerà fastidio.
E allora si comincerà con un getto tiepido, così, per acclimatarsi, e si sentirà che pian piano il freddo si scioglie e la temperatura del corpo sale un po’... e quando si sarà pronti per alzare la temperatura, solo in quel momento si potrà godere al massimo del calore, facendosi completamente avvolgere ed abbandonadosi ad esso.
Non sempre si è pronti per essere felici, ma quando il freddo è scomparso il calore è più dolce...
Come posso inaugurare l’argomento "Recensioni" senza parlare del mio ristorante preferito?
Il ristorante osteria “Mangia” si trova a Prato, in via Ferrucci.
Sempre curatissimo ma non pretenzioso, essenziale ma con un tocco di assoluta eleganza, specialmente nei dettagli che si rinnovano continuamente, il Mangia offre un menu sempre diverso secondo la stagione (evviva) ed una cura nella presentazione e nella selezione dei prodotti che lascia intuire la passione di chi sta in cucina.
Non posso ripercorrere in un solo post tutti gli anni di squisitezze assaggiate per le varie occasioni, per cui mi limiterò a commentare l’ultima, sabato sera.
Si parte con un tortino di polenta al cuore di foie gras e petali di anatra, accompagnato da chicchi d’uva rosata. In due parole: una goduria, sia per gli occhi (la presentazione è perfetta, come sempre) sia per la bocca (il foie gras e la polenta si abbinano in modo perfetto). Il mio dolce commensale sceglie invece un crostone di mare, che io non assaggio perché in estasi da foie gras, ma che dall’aspetto e dal profumo si intuisce essere delizioso.
Si prosegue con tortelli al ragù d’agnello, forse non troppi in porzione ma assolutamente gustosi e goderecci (il sugo è abbastanza “unto” da ricordare la cucina casalinga ma non troppo “unto” da risultare pesante), mentre il mio commensale sceglie la pasta Marella, ovvero cestini di pasta da gnocco romano conditi patate e pancetta. Le patate con i primi sono sempre un rischio (troppo dolci, troppo pesanti), e invece i sapori si fondono perfettamente e il risultato è appagante (ricordo con gioia uno spaghetto con patate e bottarga di muggine di qualche anno fa).
Si conclude con un tortino al cioccolato dal cuore caldo e fondente, uno dei pezzi forti della pasticceria (credo sia l’unico dolce rimasto invariato nel menu negli anni), e con una crema di mascarpone con lingue di gatto per il mio commensale.
Consigliato vivamente a chi ama gli ambienti ricercati ma non snob, a chi ama la buona cucina e l’alta qualità dei prodotti, ma anche per una pizza in famiglia (la pizza è del mio tipo preferito, ossia bordo alto e pasta alta e morbida). Unico avviso: se potete, evitate il sabato sera.
Ampia selezione di vini (al bicchiere e in bottiglia) e di birre.
Spesa sui 35 Euro, tutti meritati.
Della vicenda Marrazzo penso le seguenti cose:
- Che ognuno nella vita privata abbia diritto a fare ciò che vuole; personalmente non mi scandalizzano nemmeno le escort di Berlusconi, e credo che chiederne le dimissioni per questo motivo sia una sciocchezza. Le dimissioni di Berlusconi semmai andrebbero chieste per i processi, la corruzione, la collusione con la mafia etc.
- Forse sono priva di senso della morale o semplicemente non riesco a giudicare una persona (nemmeno una con un ruolo istituzionale) in base alle sue tendenze/gusti sessuali.
- Mi fa schifo Gasparri che accusa Marrazzo di mentire sulla non-esistenza del video, poi ritrattata, e mi fa schifo perché perde di vista il vero scandalo, cioè che quel video sia stato usato come arma di ricatto da parte dei Carabinieri (Carabinieiri!)
- Mi dispiace sinceramente per Marrazzo, e non mi accanisco per la sua mancata denuncia ai tempi del ricatto, perché in fondo un politico è un uomo. E gli uomini hanno paura.
- Last but not least, mi fa abbastanza schifo che nessuno riconosca il vero - vero - scandalo, ossia che dietro questa torbida storia ci stiano, nella parte dei cattivi, 4 Carabinieri.
Per la serie autunnale di “Chef per un giorno”, una ricettina facile e sfiziosa che allieterà le vostre cene.
Ingredienti (le quantità come al solito sono "secondo necessità"):
Penne rigate
Zucca
Salsiccia
Cipolla bianca
Vino rosso
Sale/Pepe qb (è sempre stato il mio sogno scrivere qb)
Tritare la cipolla bianca e farla soffriggere in olio d’oliva.
Quando la cipolla è dorata, mettere a cuocere la zucca tagliata a tocchetti di spessore di 1-2 cm.
Cuocere a fuoco medio per 20 minuti. Quando la zucca sarà ammorbidita, mettere nella padella la salsiccia privata della pelle e fatta a pezzettini.
Quando la salsiccia sarà cotta, versare mezzo bicchiere di vino rosso e far sfumare per altri 2 minuti.
Dopo aver scolato la pasta, farla saltare nella padella con la zucca e servirla.
Si consiglia in abbinamento un Amarone della Valpolicella.
Buon appetito!
Salve, sono il centro d’ascolto per problemi sentimentali. Dite pure. Ho molta voglia di ascoltarvi. I vostri problemi mi interessano molto. Sono disponibile con vari mezzi: telefono, email, Facebook, e addirittura di persona in orario d’ufficio. A volte anche in pausa pranzo, ma solo in situazioni veramente gravi.
Nutro il profondo desiderio di rassicurarvi sulla sincerità del vostro partner, di tranquillizzarvi dicendovi che il tizio che avete conosciuto vi chiamerà (e che se non lo fa è perché ha perso il vostro numero), di sentire i vostri lunghi monologhi sull’analisi comportamentale dei tizi che vi creano scompiglio affettivo.
Non vedo l’ora di farmi carico di tutti i vostri dubbi e delle vostre lamentele. Non importa come sto io, io sono un centro d’ascolto e i centri d’ascolto non hanno sentimenti.
Quindi continuate a riempire la mia vita con le lamentele, i dubbi, le perplessità, le incazzature! Mi interessano molto. Mi riempiono la vita. E mi raccomando, non vi sognate mai di chiedermi se va tutto bene, se sono felice, se ho dei problemi, se a casa stanno tutti bene, se il gatto mangia, se il lavoro mi piace, se riesco a mantenere il mio peso forma... Non è il vostro compito. Voi siete qui per parlare ed io per ascoltare.
Finché non mi rompo le palle e vi mando tutti in c...
Crescendo si impara, ed io (giuro) non tornerei mai indietro nel tempo perché ogni giorno imparo qualcosa di nuovo.
Ad esempio ho imparato che bisogna essere gentili con tutti e che con la gentilezza si ottiene di più che con la strafottenza. E che anche quando non è così, i sorrisi saranno comunque più apprezzati delle alzate di voce.
Ho anche imparato che se qualcuno mi tratta male o con poco rispetto, la prima volta è colpa sua, la seconda volta è colpa mia.
Ho imparato che siamo noi a decidere della nostra vita, per quanto possibile, e che lamentarsi delle colpe altrui serve solo a giustificare la nostra pigrizia.
Ho imparato che in valigia bisogna sempre mettere un paio di calzini in più.
Ho imparato che non bisogna fare niente che non si possa giustificare in futuro, e che ci sarà sempre qualcuno che ti viene a chiedere il conto delle cose fatte con leggerezza.
Ho imparato che il primo ostacolo all’apprendimento delle cose viene dalla nostra convinzione di non farcela, e che se vuoi, veramente puoi.
Ho imparato che non bisogna mai abituarsi alle certezze, o dare per scontato le cose.
Ho imparato che non bisogna mai lamentarsi di quello che si ha nel piatto, perché c’è chi non ha nemmeno il piatto. Ma questo me l’hanno insegnato da bambina, quando non finivo la cena e mia mamma mi diceva che “nel Terzo Mondo i bambini muoiono di fame”, e io pensavo che se avessi finito tutto non sarebbero morti. Poi ho capito l'assenza di correlazione ma il valore del principio.
Ho imparato a non giudicare le persone in base alle loro azioni, ma a capire cosa può esserci dietro.
Ho imparato a conoscere le persone che mi stanno vicino, a prevedere le loro reazioni, a immedesimarmi nel loro mondo, per soppesare i miei comportamenti e cercare di non ferirle.
Non ho ancora imparato a domare i miei istinti, a controllare le mie ansie, a contare fino a 10 prima di rispondere, a valutare le azioni prima di compierle, a essere meno avventata, a fare l’arrosto e a riattaccare i bottoni alle camicie.
Me lo metto in agenda per domani.
E allora mi viene da pensare che il grande progetto di disinformazione si è realizzato mentre eravamo tutti impegnati a lottare contro qualcos’altro, che ci siamo mossi tardi, che le manifestazioni per la libertà di stampa ora mi sembrano sciocche ed inutili, e che bisognava partire dal basso, da Vespa e da quelli come lui, che nel frattempo disinformano indisturbati. Sono vittima di un rassegnato cinismo, lo so, ma la verità è che sono profondamente stanca di questo paese.
La cosa più difficile del confidare un problema a qualcuno non è semplicemente trovare il coraggio di parlare, ma ammettere a se stessi ad alta voce che il problema esiste e che non ci sono tanti modi di affrontarlo.
Se poi la persona a cui lo confidi è una persona speciale, che ti sta vicino e che c’è sempre, e per la quale provi qualcosa di sempre più intenso, si aggiunge il pensiero che stai dando una preoccupazione, e ti senti in colpa per esserti liberata di un peso che hai consegnato a qualcun altro.
Scopro PER CASO che è ricominciato X-Factor, e che sono già alla fase Bootcamp, il che significa due cose: una, che mi sono persa i provini aperti a tutti (la parte più divertente); due, che se siamo al Bootcamp vuol dire che tra poco ricomincia la prima serata. E nessuno mi ha avvertito?
Sconvolgimenti a parte, mi sono subito rimessa in pari e ho scoperto di avere già un idolo: Marco Mengoni, squadra di Morgan. Se non lo porta in trasmissione mi do fuoco per protesta
Dal 1991 al 1996 hai frequentato il liceo, e certe compagne di classe ti sembravano così stupide che a malapena ci parlavi.
Nel 2009 le ritrovi su Facebook e scopri che non sono cambiate di una virgola.
Che bello.
Su ispirazione del weekend filo-gastronomico appena trascorso, questo blog inaugura una nuova categoria, chiamata "Chef per un giorno", con la quale mi piacerebbe condividere ricette sfiziose e consigli su ristoranti da provare (o da evitare).
Per la serie "ho ospiti a cena ma non ho tempo né voglia di spadellare considerati i 35°C di temperatura", si parte con un piatto facilissimo, ideale per un antipasto estivo leggero e fresco, ma anche sfizioso e "d'effetto" nonostante la semplice realizzazione.
Servono un avocado, del salmone affumicato e dell'insalata misticanza (fresca!).
Per prima cosa si taglia l'avocado a fettine e lo si mette a macerare in olio, sale, pepe nero e succo di limone per un'oretta.
Si prepara il letto di insalata nel piatto piccolo da antipasto, dopodiché si dispone il salmone tagliato a fettine sottili e poi l'avocado. Condite il tutto con la salsina ottenuta dalla macerazione dell'avocado, e se non dovesse bastare aggiungete olio d'oliva.
Completano il piatto una fettina di limone tagliata in modo "artistico" e una spruzzata di pepe nero.
Fatemi sapere eh.
Rimandare è la cosa che mi riesce meglio fare.
In tutto.
Rimandare, nell'inconscio terrore di dover viaggiare per lavoro, le pratiche per il passaporto nonostante le continue minacce del mio capo (oggi si è paventata una improvvisa partenza per una non meglio identificata località industriale messicana. Devo ancora scoprire se si trattava di uno scherzo; vi terrò informati).
Rimandare il lavoro da fare, ché tanto c'è domani e tutta la settimana, e poi sono rientrata oggi e non è che posso rituffarmi subito nella magica giungla dei numeri e dei contratti.
Rimandare la conversazione che dovrei avere con il mio capo, giusto per dirgli che lo ringrazio dell'opportunità ma mi mancano gli strumenti per fare questo lavoro in modo corretto per cui grazie tante ma vedi di sistemarmi presto da un'altra parte perché qui sennò va a finire a schifio.
Rimandare i libri che devo (voglio) leggere, che ho lì sul comodino ma poi la sera sono troppo stanca per aprirli.
Eppure chi mi conosce bene mi ripete spesso che penso anche troppo al futuro, che mi piace avere tutto organizzato e sotto controllo. Vero. Anzi, verissimo.
Ed è anche vero che ultimamente ci penso spesso, al futuro, pur essendomi ripromessa di non programmare più nulla perché tanto niente va mai come credi.
Questo post finisce qui.
Dopo che sono stata brava, disciplinata (e magra!) tutto l'inverno, a 2 giorni dalla partenza per le ferie mi rendo conto che la fascia addominale è improvvisamente ESPLOSA creando il famoso effetto "ciambella" e vanificando così tutti i tentativi di superare la prova bikini (bikini che peraltro mi è costato 40 maledetti euro, a saldo).
Le opzioni per ovviare all'inconveniente sembrano essere due: o mi affretto alla ricerca di un costume coprente in stile anni '30 spacciandolo per vintage-chic, o seguo il consiglio della Marcuzzi e mi inietto litri di Activia in endovena per non sentirmi più gonfia "così, come un pallone".
Si accettano suggerimenti, ma fate in fretta perché domani sera parto.
Vi è mai capitato di essere indirettamente responsabili della dilaniazione di un paio di occhiali da sole Ray Ban appartenenti ad una persona che per statuto non vi farà mai sentire in colpa? Sì? Ecco, quanto a dignità umana, vi siete sentiti più vicini ad uno stercorario o a una blatta?