Farei…..
Il fatto è che….
…proprio non ne ho voglia.
Should we talk about the weather?
No, diciamolo una volta per tutte. Se continua questa temperatura (che non è uno scherzo, vero? Me lo confermate che è tutto vero?) il mondo là fuori mi rivedrà ad Aprile. E facciamolo un post banale, ogni tanto!
Non ho mai preso in così seria considerazione l’idea di licenziarmi.
Ne guadagnerei in salute…
(Sulla motivazione scriverò: “NE HO PIENE LE PALLE”)
Tempo fa mando alla mail di Luttazzi il link del mio blog.
Stasera vado a teatro a vederlo.
Egli fa una battuta su Berlusconi che perdona il suo aggressore paragonandolo al Papa con Ali Agca. Rido.
Ma…dov’è che l’avevo già sentita? Ah, sì. Qui.
Tipi di blog che detesto/Parte 2
Il blog inutile (Troppo log e poco web)
Come saprete il termine blog deriva dall’unione di web-log, cioè una specie di “diario su Internet”. I blog inutili prendono troppo alla lettera la parte “log”, cioè quella del diario personale.
E quindi abbondano i post che iniziano così:
“Oggi sono veramente stanca. Non ho voglia di fare un cazzo, starei al calduccio sotto le coperte tutto il giorno. Sento che quest’apatia si sta impossessando di me...”
Ora, se non hai voglia di fare niente, non prenderti neanche il disturbo di postare.
Comunque, si può fare a meno di sentire che M. non ti caga, che all’Università ti è andato male l’esame perché il Professore ce l’aveva con te, che sei triste…ma non eri apatica? (grazie Astor per lo spunto!).
I nick si dividono in tre categorie: flora, fauna e cosmogonia. Fanno parte della flora nick come giardinosegreto, violadautunno, salicepiangente, rosaspinosa. Per la fauna abbiamo nick come orsacchiotta85, coccinellasfortunata, farfalladiseta etc. Per la cosmologia avremo lunadargento, stellacaduta, cometasegreta.
Ma le vette del fastidio si raggiungono con due mezzi: il primo, l’uso del carattere comic sans (che secondo me è appropriato solo per gli inviti di compleanno della festa delle medie, ma questa è un’opinione mia); il secondo, le poesie, che richiedono un’ulteriore distinzione tra
- le poesie vere ma iper-abusate (una su tutte: “Lentamente muore chi…” di Neruda, spammata da secoli), - quelle composte dal/la blogger.
Alzi la mano chi non ha mai letto un capolavoro di poesia con una di queste parole:
ghiaccio, nuvola, pioggia, occhio, lama, anima, tagliente, stella, danza, neve, pensiero, cielo, pervade, sfiorare, dolce, lacrima, lontano, sensazione.
Bleah. Bleah. Bleah.
A presto con la Parte 3 
SPOILER: I blog elitari auto-referenziali o “OHT” (Over-hypertextual)
Finalmente un’idea divertente
La nuova canzone/video di Max Pezzali sembra una parodia di una qualsiasi canzone/video di Max Pezzali
Quesito in sovrimpressione da un programma di Rai 2:
“Perché mia figlia cambia sempre ragazzo?”
Signora mia, io una risposta ce l’avrei, ma…..
Tipi di blog che detesto/Parte 1
Il blog fantasy
La simbologia, innanzitutto: fate e gnomi, streghe e stregoni, elfi e principesse. Homepage che a causa dell’eccessivo peso delle immagini ci mettono sei ore a caricarsi.
E l’iconografia: esteticamente disordinata, scomposta, ripetitiva.
Blogger dai nomi tutti uguali che sembrano usciti da un libro di Tolkien, sul genere lòruden, mìfridan, làthysa (importantissimo l’accento sulla prima sillaba: le parole sdrucciole danno un che di mistico).
Elemento comune di solito la passione per l’Irlanda, terra di miti e magie, per i manga giapponesi, e per i giochi di ruolo.
Ancor più disprezzabile la diramazione gothic, che racchiude elementi di dubbio gusto come croci, nichilismo, culto della morte, occhi che sanguinano, l’adorazione per Amy Lee degli Evanescence (che tra tutte queste cose, è forse la peggiore). I bloggers avranno qui nomi come bambinasbagliata, gothiclolita, darkangel, fataeterna etc.
Il blog adolescenziale
Realizzato esclusivamente con colori pastello, di solito ha in homepage un’immagine tratta da cartoni giapponesi (bimba da occhioni profondi in espressione lolitesca).
Segni distintivi l’uso del linguaggio specifico degli sms, con la k al posto della c (ma attenzione, solo davanti a e ed i, fateci caso…e la spiegazione linguistica c’è), vocali inesistenti e abbreviazioni di ogni genere (nn, qlks, xò, etc..).
Le padrone sono liceali benestanti che passano metà del tempo ad ammirare shopaholic (che non vi linko per problemi di splinder, ma vi perdete solo il tripudio del consumismo ad opera di ragazzine miliardarie) implorando le amministratrici di farne parte, e l’altra metà del tempo a mandare sms su quanto è bello il nuovo completino di Intimissimi.
Comune denominatore: l’adorazione per il rosa, in tutte le applicazioni e sfumature, che si riflette nella scelta del nick: troveremo nomi come pinkfashion, pinkobsession, pinkqueen.
Disclaimer:
Attenzione: quello che avete appena letto è una generalizzazione. Mi rendo perfettamente conto che potrei aver urtato la sensibilità di qualcuno. Se l'ho fatto, beh, che se ne faccia una ragione. 
A presto con la Parte 2.
Chi vuol essere....
Quanto, ma quanto sono odiosi quei concorrenti di “Chi vuol essere milionario” che, pur sapendo dall’inizio la risposta giusta (e lo capisci perché i loro occhi si illuminano nel leggere la domanda), si inerpicano in ragionamenti ad alta voce al solo scopo di dimostrare che sono capaci di centrare il bersaglio con la sola forza del ragionamento?
Esempio di tutto questo, il concorrente di stasera. La domanda recitava:
“Se stai vedendo il Vallo di Adriano, dove ti trovi?”
A.Roma B.Turchia
C.Costantinopoli D.Gran Bretagna
Ora il ragazzo, forse memore di qualche brano del libro d’Inglese intitolato “Adrian’s wall”, SAPEVA che la risposta giusta era la D (e anche perché, suvvia, era facile facile), ma è partito così: “A Roma c’è Villa Adriana, quindi direi di no…” Ma che cazzo di ragionamento è questo? “Turchia direi di no”. E perché? Dammi una buona ragione.
Non ho fatto in tempo a sentire le disquisizioni su Costantinopoli perché avevo cose più importanti da fare. Tipo cambiare canale.
Be careful. Molly is watching you.
E bravi.
Bravi, sì.
Bravi quelli che stanno zitti a convenienza.
Che parlano quando invece dovrebbero stare zitti. Quelli che credi essere dalla tua parte, che dovrebbero portare la voce del tuo disappunto, e che non lo fanno per paura di far trasparire che la pensano come te. Non sia mai…tanto, a loro non cambia niente. La coscienza non se la sporcano perché non ce l’hanno.
Vi plaudo, signori, per il coraggio che non avete.
E vi osservo, perché adesso so chi siete.
È proprio vero che il blog funziona meglio della psicanalisi.
In più, è gratis…
Da qualche mese (e lo posto adesso perché mi è sempre passato di mente) un pazzo ha scritto per ben due volte (una sul manto stradale ed un'altra sulla pensilina di una fermata dell’autobus) il mio nome (che poi può anche essere quello di un’altra, anche se non è poi così comune) e poi TI AMO. Esattamente due volte lungo il percorso che faccio ogni mattina per andare in ufficio. C’è scritto proprio così: M**** TI AMO. La gente mi chiede divertita se si tratti di un mio ammiratore segreto. E il bello è che non lo so.
Ma lo dubito fortemente.
Volete la guerra? E guerra sia
Non sarebbe male se alcune persone decidessero, una volta per tutte, da che parte stare.
E siccome la mentalità imperante non ammette sfumature (se non per propri, discutibili, tornaconti), da oggi dico: o con me, o contro di me.
Amen.
In pace con la mia inquietudine, ostile compagna di viaggio, ma irrinunciabile vizio: nella pace non trovo conforto, anche se la cerco.
“Solo dal caos può nascere una stella danzante”. (F. Nietzsche)
Sogno di trovare un amico vero
Che non voglia vendicarsi su di me di un suo momento amaro
E gente giusta che rifiuti d'esser preda
Di facili entusiasmi e ideologie alla moda
© Lucio Battisti, "Una giornata uggiosa"