134 Euro.
60 Euro per una pulizia del viso (con fanghi termali, e vabbè),
74 Euro per due creme da 15 e 20 ml. Quindici e venti emmeelle. Roba che mi sta nel pugno (chiuso) di una mano.
Va bene che a 30 anni bisogna trovare marito ma 134 Euro sono 134 Euro.
E io che ero andata lì per usufruire di un massaggio che mi avevano regalato per il compleanno!
Pensavo: Regalo=Gratis. Gratis=0 Euro.
E invece ho speso 134 Euro.
Perché sono un’idiota, perché non so dire di no, perché mi faccio intortare dai discorsi sulle creme che idratano “nel profondo” e non mi piace passare da braccino corto che sta attenta a quello che è incluso nel regalo e quello che non lo è.
Ora la mia pelle è radiosa. Io invece sono incazzata nera...
Ci sono giorni antipatici e giorni simpatici. Giorni buoni e giorni stronzi.
Poi ci sono quelli inclassificabili, dove non succede niente, eppure vedi il tempo scorrerti accanto senza che tu ci possa fare granché. I minuti ti scivolano addosso, e tu rimani ingabbiata tra le maglie bastarde di giornate monotone e sostanzialmente inutili.
Vallo a dire a un malato terminale, che esistono giornate inutili, e ti sputerà addosso. Giustamente.
Consapevolezza.
Quella che manca. Vivere la vita come regista. Dirigere, tirare i fili, smettere di recitare battute scolorite scritte da altri.
L’epifania. La presa di coscienza improvvisa e devastante.
Alzarsi in piedi, guardarsi intorno, vedersi davvero, chiedersi cosa stiamo facendo e perché lo stiamo facendo. Ma soprattutto come lo stiamo facendo. Con entusiasmo, con orgoglio, con indifferenza? Automatici, viziati, banali? Modesti? Impegnati? Onesti? Coerenti? Testardi? Svogliati? Contenti? Abbrutiti? Spenti?
Poi ci sono i giorni che ti viene voglia di spaccare tutto. E li riconosci subito, i giorni così, perché lo vedi dalla mattina, dal primo buongiorno, dal traffico, dal primo sguardo che incontri. Lo capisci. Capisci che in quella giornata avrai il sospetto che il mondo si sia segretamente riunito nottetempo per decidere di che morte farti morire.
Ovunque guardi sono botte. Le voci amiche non ci sono. Le voci nemiche, invece, si moltiplicano e ti riempiono di cazzotti all’anima.
Solitudine. Rabbia. Gridi all’ingiustizia perché in fondo sai di non meritare tanta merda.
Il bello però è che, se è vero che basta poco per rovinare un giorno buono, ci vuole anche poco per risistemare un giorno stronzo.
I giorni buoni.
Quelli che la mattina incontri uno sguardo dolce. Quelli che cambiando svogliatamente frequenza alla radio trovi una canzone che ti ricorda un momento. Quel momento. E te lo fa rivivere in modo prepotente.
Quei giorni che vai al mare e metti i piedi nell’acqua ancora fredda. Quei giorni che una persona che non ti aspetti ti fa un complimento. Quei giorni in cui ti lasci cullare da un desiderio immenso, irrealizzabile ma non per questo meno potente.
Quei giorni in cui ti accorgi che gli amici veri non sono quelli che ti asfissiano, ma quelli che ci sono quando pensi che non ci sia nessuno. E te ne accorgi perché ti offrono quello che ti serve esattamente nel momento in cui ti serve. Anzi, nel momento stesso in cui ti accorgi che ti serve. E, senza bisogno di dire nulla, ti volti e lo trovi.
Il senso di ciò che non si può dire forse non esiste.
Troppo spesso mi indispongo con le persone solo perché non sono capace di dire:
"Ma un padellino di cazzi tuoi?"
Bisogna che impari. Altrimenti finirà male. Molto male.
C’era una frase di Italo Svevo che suonava più o meno così:
“Chissà se l’amo.... è un dubbio che m’accompagnò tutta la vita (...) e oggidì posso pensare che l’amore accompagnato da tanto dubbio sia il vero amore”.
Balle. Sono tutte balle. Con tutto il rispetto per Italo Svevo.
L’amore non è dubbio. È certezza.
Se ami, lo sai.
Se dubiti, stai solo cercando di usare la pippa mentale come copertura alla mancanza di coraggio.
Non so perché ma l’ho capito in questo momento.
(Meno uno. Adesso restano solo 25854 interrogativi irrisolti).
E insomma domani compio 30 anni.
Non cederò alla tentazione di affogarmi nella retorica mucciniana dei ggiòvani senza palle e senza responsabilità perché in realtà sono emozionata.
Come alla vigilia di ogni compleanno da quando me lo ricordo.
In questo blog non si fanno bilanci perché non siamo al Sole 24 Ore.
Non si fanno previsioni perché non siamo Astra.
Semplicemente, ci si ride su. Quindi, invece di demoralizzarmi prendendo coscienza della mia situazione attuale (no casa, no fidanzato, no TFR, no futuro, no prospettive, no pensione, insomma: un disastro), domani si parte per il mare e si va a dire addio al famoso 2, affogandolo un po’ nelle acque limpide della Costa degli Etruschi, un po’ nei fiumi di alcool che ci scoleremo domani sera.
Se sopravvivo, vi farò sapere.
Non state in pensiero.
Vorrei manifestare la mia gioia per la liberazione dei due tecnici italiani rapiti 4 mesi fa in Nigeria, soprattutto perché, lavorando per una società americana che sfrutta i giacimenti petroliferi nel mondo (società di cui Eni è cliente) mi sento parte, anche se minima, del sistema che ha generato tutto questo.
E oggi mi sento un po’ meno in colpa.
Cioè, vi rendete conto? Sono le 2.10 e sono appena tornata!
Sono uscita! Sono stata addirittua in un locale dove si balla!
Mi sa che a questo punto dovrò creare la categoria "Social Life". Eh sì.
E pensare che ho scoperto di essere addirittura in anticipo sulle mode.
Vanity Fair mi informa infatti che l'ultima tendenza in fatto di vita sociale è il rentring, cioè l'invitare a casa gli amici dalle 7 alle 11 di sera. In questo modo si risparmia, si chiacchera tranquillamente, si evitano i locali affollati e scomodi, e si va a letto ad un'ora ragionevole.
E io lo faccio da anni.
Vedi, sono una trend-setter e non lo sapevo.
Quando inizi la mattinata dell’8 Marzo sentendoti dire dal tuo capo che dovresti trombare di più...
Ti incazzi.
Quando prosegui la giornata ricevendo un clamoroso bidone da una persona che a te preferisce uscire con un’altra e non si fa scrupoli a dirtelo....
Ti disperi.
Quando anche il tuo maestro di yoga si accorge che non ce la fai, a fare quella cazzo di respirazione kapalabati, perché capisce che troppi pensieri negativi ti distraggono dalla pratica....
Ti mortifichi.
Ma quando poi, la sera, tornando a casa, subito prima di svoltare per casa tua, un gatto nero ti attraversa la strada.....
.... alzi il volume dello stereo a palla e inizi a ridere come una matta!
Un paio di giorni fa, un po’ per curiosità sociologica, un po’ per noia, mi sono iscritta a Meetic.it, il portale degli incontri on line (state tranquilli, mi sono già cancellata: e ora capirete perché).
Poche ma fondamentali osservazioni: di tutti gli iscritti che ho consultato (circa una quarantina, tutti della Toscana)
- Il 99% ha scritto il proprio annuncio facendo almeno un errore di ortografia/sintassi/punteggiatura
- Il 100% ha scritto frasi così banali che mi è venuta voglia di attaccarmi alla bottiglia
- Circa il 70% considera il matrimonio “molto importante”, il 20% addirittura “fondamentale”
- Circa l’80% si dichiara cattolico, di cui un buon 50% praticante
- TUTTI dichiarano di voler trovare la propria anima gemella
- Il 90% è costituito da ragazzi obbiettivamente molto, molto belli. E quando dico belli non lo dico secondo i miei assurdi canoni estetici (di cui un giorno parlerò).
- Nei primi 10 minuti da iscritta, 25 persone hanno visitato la mia pagina
- Nelle prime 2 ore, 2 persone mi hanno mandato una mail e/o un messaggio in chat
- Nelle prime 24 ore, 1 persona ha “preso una sbandata” per me
Ora, tralasciando il fatto che non ho risposto a nessuno e ho cancellato l’iscrizione, mi vengono un paio di domande….
Ma che cavolo ci fa tutta questa gente su Meetic? Tutti questi bei ragazzi, superficiali e palestrati quanto basta, hanno veramente bisogno di Internet per trovare una donna? Non mi diranno che sono timidi, visto che dopo 2 secondi di iscrizione partono all’attacco!
Uscite, porca miseria! Trovate una donna vera! Siete bellocci, abbronzati, senza troppe pretese, vi volete addirittura sposare, e non vi siete mai accorti che là fuori c’è tutto un mondo di donne tali e quali a voi…