- Il mio capo Testa Di Cazzo (è il suo nome indiano) è in ferie;
- La mole di lavoro rasenta lo zero;
- L'helpdesk si dev'essere addormentato sul proxy e Internet è in chiaro da stamattina (tutto, compreso youtube sul quale ho passato le ultime due ore cercando vecchi video del Pippo Chennedi Show);
- Ok, piove, ma come si fa a non essere ottimisti!
EDIT
E, ovvimamente, questo blog sostiene la protesta pacifica dei monaci birmani.
Allora, un breve resoconto della mia prima volta alla Mostra del Cinema di Venezia.
All’arrivo al B&B la gentilissima padrona di casa ci informa che nella camera accanto alla nostra risiedono dei giornalisti danesi, e io penso: “Giornalisti: bello. Danesi: beeeeeeello”. L’ormone si impenna, poi i tizi si fanno vedere e sono effettivamente carini ma passano la maggior parte del tempo con il naso ficcato nel portatile a scrivere. Non sorridono mai e non attaccano mai bottone. D’altronde, cosa ti puoi aspettare dagli abitanti della terra di Lars Von Trier?
Battesimo di fuoco in giornata con l’arrivo di Johnny Depp, seguito a bordo tappeto rosso da centinaia di ragazzine urlanti. Infrascandomi un po’ sono riuscita a vederlo, e ho pensato: smoking bianco? In un mondo ideale, quella giacca finirebbe in una scatola in soffitta con su scritto “What was I thinking?”
Proiezione di mezzanotte per “Sukiyaki Western Django” del regista giapponese Takashi Miike (presente in sala), che in pieno stile tarantiniano (che infatti compare all’inizio in quella che è la scena più divertente di tutto il film) porta sullo schermo il remake di Django, il film di Corbucci del ‘66 con Franco Nero.
Il giorno dopo mi aspettano due film: uno, coreano, fuori concorso, intitolato “Chun-nyun-hack” (Beyond the years) di Im Kwon Taek, piacevole da vedere, strano da sentire (molto cantato, ovviamente in l.o.), tutto sommato un film uguale a mille altri, e quindi trascurabile.
L’altro, nella sezione Orizzonti, un documentario italiano intitolato “Il Passaggio della Linea” di Pietro Marcello, molto ben fatto, forse troppo breve (60’), un ritratto distaccato e non retorico degli italiani (e dell’Italia) vista da un treno da nord a sud, di stazione in stazione.
E la sera, alla proiezione di mezzanotte in Sala Grande, avviene l’irreparabile: la stanchezza accumulata e il mojito consumato per ingannare l’attesa mi stendono violentemente contro la comoda poltroncina dell’elegante sala, e appena partono i titoli di testa di “Shentan” (Mad Detective) di Johnnie To , cado in un sonno profondo per l’intera durata del film. Mi sveglio al riaccendersi delle luci e inizio ad applaudire con entusiasmo in direzione del regista, seduto poche poltrone più in là.
Tuttora non so di cosa diavolo parli quel film.
E poi, il giorno dopo, sempre per la categoria Orizzonti, il film più bello: Sügisball, un film estone assolutamente da vedere (e da sentire, visto che ha una colonna sonora a dir poco stupefacente). Del film non dico nulla perché va visto, mi limito ad elogiare la fotografia (spettacolare) e adattissima, nella sua freddezza, ad evocare lo squallore dell’ambientazione e di alcuni personaggi. Menzione d’onore per l’attore Rain Tolk, secondo me un gradino sopra gli altri.

Rain Tolk nella scena iniziali di "Sügisball"
Quando il film ha vinto la categoria Orizzonti io e la mia amica abbiamo esultato fuori dalla Sala Grande in stile Berlino 2006. Unica pecca, che però non riesce a rovinare il film, la scena dello scimpanzé di peluche che cade di mano alla bambina (chi vedrà saprà): una trappola allettante, quasi obbligatoria, che avrebbe potuto essere evitata (funzionale alla storia, certo, ma se ci avesse lasciato col dubbio, non sarebbe forse stato lo stesso?).
La sera della premiazione, subito dopo l'annuncio, abbiamo visto il film vincitore del Leone d'Oro (e a quanto pare, contestato: qualcuno sa perché?), ossia “Se, Jie” (Lust, Caution) del già premiato a Venezia Ang Lee. Bel film, molto curato nei dettagli, attrici una spanna sopra gli attori, molto dramma, qualche scena erotica esplicita (funzionale al film, e infatti non dà fastidio), una scena finale che è una goduria estetica in stile teatrale, ma tutto sommato non un capolavoro. Non ho visto gli altri film in concorso, ma a questo punto mi viene da pensare che la media sia stata bassa (quanti film biografici, per esempio? Parliamone.)
Comunque un’esperienza entusiasmante: al Lido l’atmosfera è densa di eccitazione e movimento, tutti vanno dappertutto, c'è il mare e l'aria frizzante.
Pollice verso per gli stand, invece, pochi e poco forniti; per l’aria condizionata al Pala Biennale (che senso ha?) e per il bar centrale che serve giganteschi chewing gum a forma di fette di pizza.
Per il resto, il prossimo anno sono di nuovo lì.
