Era un grazie pieno di cose.
Di momenti, di vita, di anni passati al caldo e al freddo della pausa sigaretta, di caffè cattivi, di passi, di scherzi, di inaspettate carezze fatte al cuore, di pranzi veloci, di “Nothing compares to you” cantata a squarciagola dal finestrino della macchina, di calzini ripiegati, di consigli, di pizza, di musica, di ricordi, di scommesse, di Guinness fresca nelle serate torride, di luce di candele, di confessioni, di illuminazioni, di discussioni sul Dr. House, di blog, di “No pressure over cappuccino”, di cheesecake ai frutti di bosco…
“Grazie di che?” Si domandò, sul momento.
Se ne poteva fare una lista infinita, di motivi per cui ringraziarla.
Ma poi vide la linea sottile che separava l’infinito dall’essenziale, e si limitò a rispondere, semplicemente,
“Grazie a te”.