Ebbene sì, credo nell’impegno, credo nel “metterci la faccia”, credo nel Veltroniano “I care”. Mi importa. Mi interessa. Mi coinvolge. Mi sbatto per una causa se la ritengo giusta. Agisco, combatto, mi indigno, mi incazzo. Se serve urlo. E ne vale sempre la pena, anche quando una persona, donna, e soprattutto mamma, commenta il rientro post-maternità di una collega, ritrovatasi senza mansioni, senza futuro e senza nemmeno una scrivania libera, con “Chi paga decide, cara mia”.
Eh no, bella. Ti scordi la differenza sostanziale tra pagare e comprare. Un’azienda mi paga, non mi compra. Un’azienda ha il dovere, nonché l'obbligo legale, di farti ritrovare quello che hai lasciato, dopo che per mesi hai passato notti insonni ad allattare e cambiare pannolini puzzolenti. E scusate se è poco. Come se un figlio fosse un capriccio da punire, o un traguardo che non può conciliarsi con la realizzazione professionale. Eh signora mia, non si può avere tutto. Aut aut.
E allora diventa inutile parlare di asili nido aziendali, bonus bebè e crescita demografica, perché il problema sta a monte e tante donne dovrebbero saperlo.
Che la considerazione delle donne sia ancora scarsa, in ambito lavorativo e non, purtroppo è un dato di fatto tanto triste quanto evidente: mentre scrivo, ne ho un esempio lampante qui davanti (il mio capo T.D.C., chi legge questo blog sa. Breve riassunto: per lui vagina e facoltà di pensiero non possono coesistere nello stesso essere umano. Le conseguenze del suo pensiero sono facilmente immaginabili).
Ora, finché una è abbastanza intelligente da non dar peso a queste sciocchezze, forte della convinzione che lui non andrà da nessuna parte, mentre lei sì, si potrebbe anche soprassedere (cosa che per inciso io non riesco a fare) e continuare dignitosamente per la propria strada.
Quando però la discriminazione sconfina dalle convinzioni mentali e produce fatti concreti come il demansionamento e la fine di una possibilità di carriera, il problema diventa ancora più grave, e il fatto che venga implicitamente accettato perché “chi paga decide” mi manda letteralmente in bestia.
Sì, sì, voltiamoci tutti dall’altra parte, se ci sta bene così.
(Fare la Rappresentante Sindacale è un lavoro decisamente ingrato, se non lo avete capito).
